Marialuisa Gazerro* e Annachiara Capuzzo

Un approccio ipertestuale ai rischi ambientali nel Veneto°

 

 

1. L’ipertesto e le sue applicazioni in campo geografico

Le applicazioni delle nuove tecnologie multimediali stanno diffondendosi anche nelle discipline geografiche, come si può facilmente verificare attraverso una navigazione nel WWW, specialmente nei Paesi anglosassoni. Tuttavia ancora poco si conosce sulle prospettive che l’uso delle tecniche multimediali apre nella ricerca e nella didattica della geografia e delle scienze della terra (Krygier et al., 1997). Per quanto riguarda la geografia italiana Guarrasi (1996), presentando il numero di Geotema dedicato all’utilizzo delle tecnologie digitali, affermava nel 1996 che si era solo ai primi passi. In effetti, se i promotori della multimedialità sottolineano l’impatto rivoluzionario che questa tecnologia ha sul modo di pensare, imparare e lavorare (Barrett, 1992), la geografia accademica italiana, con il suo ritardo nell’adottarne l’uso, sembra circoscriverne il ruolo a mero strumento tecnico, con scarso rilievo per la ricerca e la didattica, malgrado due strumenti essenziali delle discipline geografiche, la carta e l’atlante, si pongano come precursori della logica ipermediale, come ben mostrato da de Spuches (1996). Nella convinzione che lo strumento ipertestuale basato su una rete di collegamenti tra argomenti correlati sia particolarmente funzionale a una disciplina come la geografia che studia le relazioni tra gli elementi territoriali, ci si è cimentati nella produzione a fini didattici di un ipertesto sul rapporto uomo-ambiente nel Veneto, di cui si vuole presentare nel seguito la struttura.

Ma prima per dovere di chiarezza riteniamo utile ricordare la comune accezione di alcuni termini, a partire da quelli appena sopra richiamati. Multimedialità fa riferimento alla possibilità di gestire, anche contemporaneamente, diversi codici simbolici: quello linguistico (brani di testo, parlato), quello visivo (immagini statiche, animazioni, filmati), quello sonoro (voce, suono, musica) (Rieber, 1994). La realizzazione di materiale multimediale non richiede necessariamente l’uso del computer. È appena il caso di ricordare che gli insegnanti di geografia da tempo combinano largamente la presentazione linguistica, parlata e scritta, con diapositive, carte, grafici, filmati ecc. Ma le potenzialità dell’informatica hanno enormemente accresciuto lo sviluppo delle tecniche multimediali.

L’uso del prefisso iper- suggerisce la possibilità di più dimensioni di utilizzo dell’ambiente multimediale attraverso l’introduzione di associazioni tra le diverse parti dell’informazione espressa con i codici simbolici sopra ricordati. Dunque, un ambiente multimediale non è necessariamente ipermediale, in quanto i diversi sistemi simbolici possono essere disposti in un ordine sequenziale, come avviene ad esempio nella televisione tradizionale (Calvani, 1995). L’ipermedia si caratterizza invece per la presenza di opportuni collegamenti (links) tra brani di testo, immagini, filmati, suoni ecc., che permettono e anzi fortemente suggeriscono un utilizzo anche non in sequenza del materiale disponibile. Il termine ipertesto ha un’accezione più limitata, presupponendo associazioni tra parti di informazione espresse in un solo codice espressivo, quello linguistico. Ma ormai, data la crescente diffusione delle tecnologie multimediali, viene usato molto spesso sottintendendo che si tratti di ipertesto multimediale e dunque come sinonimo di ipermedia, realizzato e fruito grazie al computer, e in questa accezione lo useremo nel seguito.

Da quanto sopra detto, emerge che la grande novità dell’ipertesto riguarda non un aspetto meramente formale, quale la sostituzione del supporto cartaceo con quello digitale, ma una maggiore ricchezza di costruzione e fruizione rispetto al libro stampato grazie all’adozione sistematica del meccanismo della non-linearità. Questo è indicato come l’aspetto caratterizzante dell’ipertesto dai principali esperti del settore. Per esempio Nelson (1992, p. 0/2) afferma: "con ipertesto intendo scrittura non sequenziale, testo che si dirama e consente al lettore di scegliere…un ipertesto è un insieme di brani di testo tra cui sono definiti legami che consentono al lettore differenti cammini". A sua volta Landow (1998, pp. 23 e 25) ribadisce: "… il termine "ipertesto" denota un testo composto da blocchi di testo … e da collegamenti elettronici che uniscono tra loro questi blocchi. … I collegamenti elettronici … creano un testo che viene concepito come non lineare, o più propriamente come multilineare o multisequenziale". Gli elementi costitutivi di un ipertesto risultano essere i nodi, unità base dell’informazione (rappresentati da brani, immagini, grafiche animate, filmati, musiche) connessi da collegamenti attivati dall’utente tramite punti sensibili dello schermo (hot spots) cliccando col mouse. Questa struttura costitutiva dell’ipertesto, di cui molti hanno giustamente enfatizzato la somiglianza con il procedere del pensiero umano, ne mette subito in luce due importanti conseguenze, una sul modo di presentare l’informazione e l’altra di gestirla: la modularità e l’interattività.

Dato che un ipertesto risulta composto da più blocchi di informazione, privi di una rigida gerarchia e disposti secondo una struttura a rete, la sua elaborazione comporta uno sforzo per organizzare l’informazione in moduli dotati di una loro autonomia e che nello stesso tempo possano collegarsi ad altri. La stessa fruizione tramite computer spinge a costringere l’informazione entro lo spazio di una videata o di una breve sequenza di videate. Ciò stimola a esprimere il sapere in forma sintetica ed essenziale, privilegiando i concetti fondamentali e lasciando gli approfondimenti ad altri moduli, costruiti con la stessa logica, piuttosto che a un sistema complesso di periodi subordinati gerarchicamente l’uno all’altro. Non sfugge il fatto che tale caratteristica si sposa molto bene alla tendenza della lingua e della mentalità anglosassone, oltre che delle discipline scientifiche, mentre comporta uno sforzo di maggiore adattamento da parte dei settori culturali più abituati alla verbosità e alla complessità dell’espressione. Inoltre, la struttura dell’ipertesto favorisce l’interattività con l’utente. Costui, infatti, navigando nell’ipertesto, assume un ruolo attivo, dato che può scegliere il punto di accesso e selezionare di volta in volta i collegamenti che lo interessano. Fra tutte le letture possibili egli compie un percorso individualizzato, diverso da quello che può realizzare un altro utente e anche da quello che potrà seguire egli stesso in una successiva seduta. Le variabili che condizionano la scelta del percorso sono date dagli interessi dell’utente e dal suo grado di competenza rispetto all’argomento. In linea con le tendenze post-moderne la semiotica della comunicazione ha ormai chiarito che l’atto della lettura è sempre un atto cooperativo, di ri-costruzione della struttura testuale (Landow, 1998). Nel caso degli ipertesti il contributo attivo del lettore si traduce in una ristrutturazione interpretativa dei materiali informativi e dei percorsi di lettura.

La modularità e l’interattività candidano gli ipertesti a larghe applicazioni nella didattica, sia a complemento di corsi istituzionali per l’approfondimento di determinati argomenti e l’apprendimento individualizzato, sia come principale strumento di istruzione nell’insegnamento a distanza, inserendosi in modo quanto mai naturale in quell’immenso ipertesto rappresentato dal World Wide Web.

Anche in campo geografico si sono diffuse tali applicazioni, soprattutto finalizzate all’apprendimento dei GIS, dato che la loro base informatica rendeva più facile una loro presentazione tramite le nuove tecniche ipertestuali. Comincia anche a maturare una riflessione sulle esperienze in corso.

Ad esempio, Krygier et al. (1997) descrivono il caso del corso intitolato "Gaia: An Introduction to Earth Science", elaborato a partire dal 1993 presso la Pennsylvania State University dal Deasy Geographic Laboratory affiliato al Dipartimento di Geografia e al College di Scienze della Terra e Mineralogia. Tale iniziativa ha portato allo sviluppo di una serie di moduli ipertestuali usufruibili tramite WWW da parte di docenti e studenti di più corsi istituzionali. La "design strategy" contemplava i seguenti aspetti: ogni risorsa multimediale doveva consistere di un concetto di base (modularità), l’interfaccia doveva risultare facile da usare, bisognava mirare all’implementazione di standards nella grafica e nella struttura degli ipertesti.

Chrisman e Harvey (1998) hanno usato una strategia ipermediale da loro definita "closed corpus/open corpus" per integrare un corso sui GIS a partire dal 1995 presso l’Università di Washington, Seattle, Usa: il materiale derivante dalle lezioni tradizionali del docente viene trasferito in forma ipertestuale (closed corpus), mentre i casi di studio vengono basati interamente su materiale opportuno presente in rete (open corpus). Tale strategia fornisce un modo semplice di incorporare la multimedialità nei corsi universitari tradizionali e di accedere al crescente numero di risorse di interesse geografico esistenti in Internet.

Esistono inoltre progetti più ambiziosi basati sull’applicazione delle tecnologie multimediali alle discipline geografiche. Ad esempio, il Centro CTI per la Geografia, Geologia e Meteorologia dell’Università di Leicester e la Divisione di Geografia della Coventry University (UK) coordinano un progetto, a cui partecipano una settantina di dipartimenti e istituti, denominato GeographyCal, al fine di sviluppare un insieme di unità didattiche utilizzabili per l’apprendimento mediato dal computer (Computer-Assisted Learning, da cui l’acronimo Cal). Lo scopo è di creare un ambiente di insegnamento-apprendimento telematico per trasmettere in maniera efficace contenuti, concetti e tecniche dei corsi di geografia di livello universitario. Ogni modulo consiste di un certo numero di unità didattiche, che possono anche essere utilizzate singolarmente e indipendentemente dalle altre: esso fornisce un’introduzione allo specifico argomento adatta ai corsi universitari del primo o secondo anno e può essere utilizzato come lettura di supporto, vera e propria lezione, insegnamento a distanza o per studio individuale. Ciascun modulo comporta almeno un’ora di attività dello studente al computer e può essere utilizzato per supportare fino a tre ore di apprendimento. Finora sono stati sviluppati alcuni moduli nei campi della geografia umana, di quella fisica e delle tecniche geografiche. Il materiale disponibile può essere consultato al sito http://www.geog.le.ac.uk/cti/Tltp/intro.htm.

Presso l’Università del Texas è stato creato addirittura un Dipartimento di Geografia Virtuale (Virtual Geography Department, acronimo VGD, sito: www.utexas.edu/depts/grg/virtdep) con lo scopo di rendere disponibile in rete materiale didattico, corsi ed esercizi di laboratorio, che possa essere utilizzato da studenti di qualsiasi università del mondo. Il VGD si articola attualmente in dieci gruppi di lavoro, che coprono i principali settori della disciplina (cartografia, geografia culturale, ambiente e società, GIS/remote sensing/statistica, storia e filosofia della geografia, geografia umana, geografia fisica, geografia urbana ed economica, lavoro di campagna virtuale, geografia regionale) e opera attraverso la creazione di ipertesti, organizzati in forma modulare, a cui possono collaborare docenti di geografia da qualunque Ateneo. In questo modo geografi di molte Università possono condividere il tempo e il costo per lo sviluppo di corsi ipermediali. Ciascuno dei moduli, che grazie alla multimedialità può utilizzare una larga varietà di codici simbolici (testo, diapositive, diagrammi, video, sonoro), deve aderire a uno schema standard. La disponibilità in rete di materiale per i corsi universitari delle discipline geografiche spinge a un confronto dei contenuti e dei metodi didattici, favorendo il raggiungimento di uno tra i principali obiettivi del VGD, quello di promuovere l’integrazione dei curricula disciplinari dei Dipartimenti di Geografia nel mondo.

Sempre presso l’Università del Texas (sito: www.utexas.edu/depts/grg/gcraft/geninfo/geninfo.html) è in corso un progetto, chiamato The Geographer’s Craft, per l’insegnamento della geografia nei corsi universitari di indirizzo umanistico, sempre tramite l’implementazione di moduli ipertestuali disponibili in rete, con l’obiettivo di fornire agli studenti un’introduzione ai moderni metodi di ricerca in campo geografico, dai GIS all’analisi spaziale al remote sensing, utilizzando un approccio problem-oriented destinato a mostrare come i geografi usano le nuove metodologie per risolvere problemi del mondo reale.

Le indicazioni sopra ricordate non esauriscono certo le iniziative attualmente in corso, ma vogliono essere un primo riferimento per orientarsi nel campo delle applicazioni della multimedialità nella didattica della geografia a livello universitario, tenendo conto che si tratta di un settore in rapido fermento, le cui più recenti acquisizioni vanno seguite periodicamente proprio attraverso mirate ricerche in rete.

È anche importante ricordare che le prime valutazioni compiute sui risultati delle nuove tecnologie nell’insegnamento universitario delle discipline geografiche indicano un alto gradimento da parte degli studenti e una buona efficacia nell’apprendimento. Ad esempio, nel caso di un corso di GIS in forma ipertestuale (Chrisman e Harvey, 1998) gli aspetti più positivi indicati dagli studenti tramite le risposte a un questionario erano la chiarezza di presentazione, la possibilità di accesso ad altro materiale, la varietà degli esempi, l’utilità come integrazione ai manuali e agli esercizi. L’aspetto più negativo risultava la lentezza dei collegamenti in rete e inoltre il carattere confuso e la frequente assenza di materiale utile nei documenti scaricati dalla rete. In effetti, proprio nell’utilizzo del WWW, che dilata enormemente la possibilità di accedere all’informazione e all’aggiornamento, si presenta un problema di fondo, come indicato da Vusakovic (1998): la capacità degli studenti di identificare gli errori e le distorsioni contenute nel materiale che circola nella rete, in quanto a differenza degli articoli accettati nelle pubblicazioni scientifiche non è generalmente soggetto a vagli e spesso, proprio per la sua funzione di continuo aggiornamento dello stato della conoscenza, risente di una certa fretta e approssimazione. Per ovviare a questo Newnham et al. (1998), valutando l’uso di materiale tratto dalla rete nei corsi di geografia, suggeriscono un uso controllato dei siti accessibili agli studenti da parte del docente. Del resto, coloro che si occupano dell’applicazione della multimedialità nella scuola (vedi ad esempio Calvani, 1995) hanno già messo in luce alcuni pericoli insiti nell’uso di materiale ipertestuale, tra cui il sovraccarico cognitivo, derivante dalla grande quantità di informazione reperibile e dalla molteplicità delle connessioni disponibili, e il disorientamento, quando l’utente trova difficoltà a dominare il percorso realizzato e gli sfuggono le motivazioni che determinano i collegamenti tra i diversi nodi. È, dunque, importante che gli insegnanti educhino gli studenti ad un uso critico del mezzo ipertestuale, permettendo così di potenziare le capacità di gestione individuale dell’apprendimento.

L’educazione ambientale, per cui le discipline geografiche rappresentano uno dei più significativi approcci, è uno dei settori che può proficuamente approfittare delle nuove tecnologie multimediali. Se, infatti in tale ambito le indagini dirette sul territorio, l’osservazione e l’analisi d’ambiente sono strumenti prioritari di educazione, alcuni obiettivi possono essere perseguiti in maniera privilegiata attraverso gli strumenti ipermediali, in particolare l’acquisizione di conoscenze e la percezione della complessità ambientale. Secondo Cesareni (1995) un ipertesto sull’educazione ambientale presenta, oltre alle potenzialità educative specifiche della nuova tecnologia, altre riferibili alla specificità del contenuto, tra cui la facilitazione a valutare un problema ambientale da più punti di vista, la possibilità di comparare diverse soluzioni che tengano conto dei vari aspetti coinvolti, comprese le esigenze degli abitanti, la disponibilità di mezzi di indagine e di organizzazione delle ricerche. Un esempio interessante al riguardo è Ecolandia, un’applicazione ipertestuale progettata e realizzata da Cesareni (1995), finanziata dal CNR all’interno del progetto strategico "Comunicazione didattica multimediale e insegnamento a distanza", e posta in commercio da Opera Multimedia. Agli studenti (dai 12 ai 16 anni) è richiesto di esplorare un ipotetico territorio con lo scopo di risolvere un problema di smaltimento dei rifiuti e di protezione dell’ambiente. Gli studenti assumono il ruolo di esperti incaricati di consigliare i sindaci di tre diverse località sulla soluzione del problema. Essi devono per questo assumere e analizzare le informazioni necessarie e in base a queste esprimere la loro opinione. All’interno della simulazione gli studenti hanno a disposizione diverse fonti informative: possono accedere in Municipio e interrogare il sindaco oppure i pubblici registri o i tecnici comunali, possono entrare in Biblioteca e consultare libri sull’argomento, possono interrogare gli abitanti e sentire le loro opinioni, possono accedere a un Archivio per consultare giornali e documenti. Pur essendo tale tipo di approccio educativo pensato per adolescenti nell’esempio sopra riportato, potrebbe essere utilizzato proficuamente anche a livello universitario con le debite modifiche di contenuti e di impostazione: si pensi ad esempio ad una simulazione riguardante una valutazione di impatto ambientale, che potrebbe consentire agli studenti di verificare il livello delle conoscenze apprese e la capacità di applicarle. Del resto le tecniche di simulazione, insieme ai fotomontaggi digitali e alla realtà virtuale, costituiscono un valido strumento anche nell’ambito della tutela ambientale, favorendo in particolare la partecipazione della popolazione ai progetti elaborati dagli esperti. Mortola (1996) individua due specifici campi di applicazione delle tecnologie multimediali in ambito ambientale: lo studio di impatto ambientale, che può valersi di tecniche di simulazione e di confronto di più soluzioni progettuali, e la tutela e il ripristino del paesaggio, che può servirsi di fotosimulazioni, fotomontaggi digitali o animazioni per valutare gli interventi possibili nel rispetto della componente estetica, culturale ed eco-geografica del paesaggio stesso. Le tecniche sopra ricordate, oggi utilizzate soprattutto dagli urbanisti e dagli ingegneri, ma di grande potenzialità anche per i geografi, possono in particolare essere utilizzate per valutare gli effetti di possibili detrattori, cioè di elementi che possono causare un impatto visivo negativo attraverso la visualizzazione del contesto in assenza e presenza dei detrattori medesimi. Naturalmente questo tipo di applicazioni multimediali, che trova il suo contesto naturale nell’ambito degli ipertesti, può essere utilizzato sia a fini didattici sia più specificamente come supporto alla ricerca.

Analogo è il caso delle due applicazioni più specifiche degli studi geografici: le ipermappe e i GIS. Le prime (Kraak Memo e van Driel, 1997), che hanno ormai conosciuto un largo utilizzo commerciale (vedi le guide turistiche e gli atlanti stradali multimediali), consentono di collegare una carta geografica ad altri nodi informativi (contenenti testi, immagini o altre mappe) cliccando sui punti attivi della mappa stessa: in genere da ogni area selezionabile della carta si può accedere a informazioni suddivise per tema riguardanti la zona (ad esempio i caratteri fisici, l’economia, la demografia, l’insediamento ecc.). Inoltre viene potenziata l’interattività consentendo di zoomare sulla zona interessata, di ingrandire o ridurre la scala della mappa, di personalizzare la carta, includendo o escludendo i confini, le montagne, i fiumi, le città, le coordinate geografiche ecc. Le ipermappe rappresentano anche uno dei risultati dell’applicazione dell’ipertestualità ai GIS: una mappa, creata con un GIS, può essere collegata grazie all’ipertestualità a un data base, anch’esso presente nel GIS o esterno. In generale, l’applicazione della multimedialità ai Sistemi Informativi Geografici ha consentito di potenziarne l’interattività, allargando la loro funzione tradizionale di analisi del territorio, e permettendo di mettere in collegamento diversi tipi di archivi da consultare in maniera interconnessa. Un esempio è costituito dal collegamento tra più archivi cartografici a differente dettaglio di scala: ad un punto che indica una città nella scala 1:100.000 viene associata una carta alla scala 1:25.000; da questa è possibile passare alla mappa alla scala 1:500 nella quale gli edifici assumono i loro dettagli specifici, e da questa ancora si può arrivare a vedere la pianta di un singolo edificio o addirittura dei particolari architettonici; agli edifici o ai singoli elementi possono inoltre venire associati schemi, descrizione di interventi, caratteristiche tipologiche o altro (Barbanente e Maiellaro, 1993).

Le enormi potenzialità che la logica ipertestuale apre all’organizzazione della ricerca sono ben note e ormai largamente utilizzate, specie in discipline quali la fisica, la medicina, la chimica e la biologia, che hanno messo in rete data base, basi bibliografiche, liste di discussione su temi specifici, ampliando a dismisura le possibilità di aggiornamento e di accesso e utilizzo di dati e metodi di ricerca attraverso una vera e propria ragnatela di collegamenti facilmente accessibili. Il settore degli studi geografici è partito con ritardo, anche se links di interesse ambientale sono stati intanto organizzati da molti altri soggetti (associazioni ambientaliste, enti istituzionali ecc.). Non essendo questo nostro contributo rivolto specificamente alle applicazioni nella ricerca, ci limitiamo a indicare due siti da cui partire per approfondimenti. Il primo, chiamato Geosource, (http://bcu.library.uu.nl/jeroen.htm), è una directory di discipline geografiche che offre una lista di circa 2000 risorse presenti in rete, tra cui i siti di più di 950 riviste scientifiche, delle conferenze e dei congressi, delle istituzioni che si interessano di problemi geografici, degli istituti di statistica. Il secondo, chiamato Oddens’s Bookmarks, (http://kartoserver.geog.uu.nl/html/staff/oddens/oddens.htm), è una directory di cartografia, che fornisce links a mappe e atlanti, a riviste, organizzazioni, collezioni di cartografia, a editori di materiale cartografico. Entrambi questi siti sono mantenuti dalla Facoltà di Scienze geografiche dell’Università di Utrecht e sono aggiornati almeno una volta alla settimana. Infine, appare molto promettente la nascita di una rivista di geografia completamente virtuale, chiamata Cybergeo (http://www.cybergeo.presse.fr/revgeo/presenta.htm), che ha lo scopo di rendere più rapida la comunicazione dei risultati della ricerca tra i geografi europei e di promuovere la discussione sui temi trattati sempre attraverso il mezzo elettronico. È questo un chiaro esempio di come l’ipertestualità coniugata al computer possa accelerare la diffusione e quindi lo sviluppo della conoscenza.

2. L’ipertesto "Uomo e ambiente nel Veneto: un rapporto problematico"

L’originalità dell’approccio ipertestuale e multimediale ha lo scopo di suscitare o favorire l’interesse dei lettori offrendo loro un ambiente di apprendimento innovativo soprattutto per l’interattività richiesta nell’esplorazione e per la ricchezza delle fonti visive proposte; in questo modo l’ipertesto si pone nell’ottica dell’edutainment (education and entertainment), attraverso l’integrazione dell’aspetto formativo e ludico nel processo di apprendimento (Maragliano, 1998).

L’ipertesto "Uomo e ambiente nel Veneto: un rapporto problematico", realizzato con il programma ToolBook versione 4.0 prodotto dall’Asymetrix, propone un percorso di autoapprendimento rivolto a studenti delle scuole medie superiori o universitari, oltre che a tutti coloro che per motivi di interesse personale si avvicinino alle tematiche ambientali, con le seguenti finalità:

1) stimolare alla conoscenza di temi riguardanti la problematica ambientale, in particolare di alcune forme di degrado del paesaggio e di alcuni rischi ambientali presenti nel Veneto

2) far percepire l’ambiente come una struttura complessa, all’interno della quale si instaurano molteplici relazioni tra le sue varie parti (ambienti fisici, ecosistemi, ma anche esigenze sociali, problemi economici) e sviluppare la consapevolezza che la complessità ambientale genera la difficoltà a prevedere le conseguenze delle azioni promosse, e che prima di modificare un territorio è necessario procedere ad adeguate valutazioni preventive.

La rete ipertestuale fornisce un supporto adatto a "mettere in scena" una struttura complessa quale l’ambiente, anche se le informazioni date e le relazioni individuate non esauriscono certamente la reale complessità del territorio preso in esame. L’obiettivo dunque non è tanto l’esaustività della trattazione, ma piuttosto il tentativo di offrire una lettura multipla e multimediale sui problemi ambientali del Veneto.

Il trattamento diverso di nodi e links può dar origine a strutture ipertestuali varie, in cui l’autore esprime la sua libertà e capacità comunicativa. Gli studiosi del settore (Nelson, 1992; Landow, 1998), pur differenziandosi nell’individuazione delle possibili tipologie della struttura, sottolineano una distinzione fondamentale tra strutture più rigidamente gerarchiche, che prevedono collegamenti sul piano verticale (approfondimenti, digressioni, riassunti…) e strutture reticolari caratterizzate da collegamenti sul piano orizzontale (associazioni). Se una struttura di tipo gerarchico favorisce l’orientamento all’interno del dominio delle informazioni, tuttavia rischia di rendere estremamente semplice e rigida la rappresentazione dell’insieme di conoscenze che l’ipertesto presenta; d’altra parte una struttura che prediliga le connessioni di tipo referenziale-associativo, se risponde maggiormente alla logica dell’ipertesto e stimola la consapevolezza della complessità delle relazioni, tuttavia non favorisce un’acquisizione ordinata degli argomenti e può generare un disorientamento in chi non possiede uno stile cognitivo maturo.

Per sfruttare entrambe le caratteristiche appena descritte, per l’ipertesto in oggetto è stata scelta una struttura mista, multigerarchica con connessioni trasversali (fig. 1), che consente di unire un certo rigore espositivo con la possibilità di esplorazioni libere. 

I due grandi blocchi tematici che costituiscono il nostro ipertesto, il degrado del paesaggio e i rischi ambientali nel Veneto, si prestano a una suddivisione gerarchica in percorsi di lettura e in nuclei tematici (come, ad esempio, il rischio industriale, l’inquinamento, ecc.) e a loro volta ciascuno di questi può presentare una certa subordinazione di vario tipo:

- di tipo logico, attraverso l’individuazione delle cause, delle manifestazioni e delle conseguenze di un fenomeno;

- di tipo cronologico, attraverso l’individuazione delle fasi che descrivono l’evoluzione di un fenomeno;

- di tipo spaziale, con riferimenti alle varie parti di un’area oggetto di studio.

 

D’altra parte i due blocchi tematici trattano temi interdisciplinari dalle molteplici interconnessioni, per cui devono essere esaminati nell’ottica della complessità; a titolo di esempio costituiscono delle connessioni la gestione dei rifiuti e l’inquinamento delle risorse idriche, l’allevamento intensivo e il fenomeno dell’eutrofizzazione delle acque, la forte presenza industriale e il rischio di incidente. Per questo nell’ipertesto sono stati istituiti molteplici collegamenti trasversali sia all’interno dello stesso blocco tematico sia tra i due blocchi tematici.

Relativamente al primo tema, il degrado del paesaggio, sono stati individuati quattro percorsi di lettura:

1) la descrizione di alcuni paesaggi agrari tradizionali veneti, in particolare i paesaggi della piantata padana, dei prati umidi e delle risaie, delle colture specializzate arborate (la Riviera Gardesana, i vigneti dei Colli Euganei e dei Colli Berici), della montagna. Sono inoltre stati inseriti i nodi dedicati alla casa rurale e alla diffusione delle siepi e filari. E’ possibile in queste pagine conoscere gli elementi più significativi dei diversi paesaggi sia attraverso testi sia con immagini fotografiche o disegni schematici esplicativi; il nodo dedicato alla casa rurale introduce una galleria di immagini della metà del secolo suddivise per tipologia architettonica e per provincia.

2) l’individuazione delle principali cause del degrado che hanno determinato il mutamento radicale del paesaggio veneto a partire dagli anni ‘50: tra esse sono trattate le cause politiche, relative agli indirizzi generali di gestione del territorio negli anni di forte espansione industriale e demografica; le cause culturali, relative alla mancanza della coscienza di salvaguardia e tutela del paesaggio negli anni di repentina trasformazione; le cause economiche, relative allo sviluppo industriale, alle trasformazioni intervenute nel settore primario, nonché allo sviluppo del settore turistico

3) la descrizione di alcuni nuovi paesaggi e fenomeni territoriali post-industriali: il fenomeno, tipico del Veneto Centrale, del forte consumo di suolo e della città diffusa, i nuovi paesaggi agrari caratterizzati dalla specializzazione produttiva (la monocoltura cerealicola e della soia, le colture specializzate arborate e orticole), il paesaggio turistico di mare e di montagna, la diffusione delle nuove residenze di campagna che, nella loro uniformità tipologica, sostituiscono la casa rurale tradizionale che invece connotava antropologicamente il territorio

4) l’individuazione di alcuni interventi di tutela o di ripristino del paesaggio veneto: in particolare sono evidenziati gli ambiti di tutela definiti dalla Regione e vengono descritti i Parchi che fino ad oggi sono stati istituiti nel Veneto; sono delineate alcune delle iniziative sia della Comunità Europea che della Regione Veneto per il ripristino delle alberature campestri e dei boschi planiziali; infine si dà spazio ad alcune significative esperienze nel campo preventivo dell’educazione ambientale.

Molteplici sono i collegamenti trasversali tra i diversi percorsi di lettura: è possibile ad esempio mettere a raffronto direttamente i paesaggi agrari tradizionali con i nuovi paesaggi, oppure le tipologie residenziali tradizionali con le nuove case di campagna; sono stabiliti anche numerosi collegamenti con percorsi relativi ai rischi ambientali, ad esempio il nodo relativo al modello di sviluppo industriale del Veneto Centrale, presente nel percorso dedicato alle cause del degrado, propone un ampio approfondimento rimandando a un nucleo tematico dedicato alle attività industriali.

Il secondo tema, i rischi ambientali, di portata più ampia, è stato suddiviso per comodità di esposizione in cinque nuclei tematici, corrispondenti ad altrettanti settori di emergenza ambientale; ciascuno di essi poi sviluppa al suo interno alcuni percorsi di lettura.

Il primo nucleo tematico, l’impatto ambientale da attività industriali, intende indagare i rischi ambientali derivanti dalle attività produttive del settore industriale. Si articola in tre percorsi di lettura, due dei quali sono relativi ai modelli di sviluppo industriale presenti nel Veneto, quello del polo industriale di Porto Marghera e quello del Veneto Centrale; un terzo percorso di lettura riguarda invece il rischio industriale nel Veneto.

La situazione di Porto Marghera viene descritta attraverso delle informazioni preliminari riguardanti il suo sviluppo storico, i settori di attività presenti e i problemi più urgenti nel presente; sono poi delineati gli impatti ambientali che comportano rischi per la popolazione e per l’ecosistema lagunare; infine sono individuate alcune ipotesi di intervento proposte da diversi autori per limitare/eliminare i fattori di rischio.

Anche per il Veneto Centrale vengono date informazioni preliminari sullo sviluppo industriale dagli anni ’50 ad oggi, sul modello localizzativo, sui settori produttivi coinvolti e sui problemi che l’industria diffusa oggi deve affrontare; vengono delineati i più importanti fattori di rischio, dovuti in gran parte proprio alla dispersione delle industrie; infine vengono presentate alcune ipotesi di intervento per limitare i rischi derivati alla popolazione e all’ambiente.

Il terzo percorso si occupa del rischio di incidente rilevante, per il quale viene data la definizione di legge e i termini per la sua valutazione in rapporto alla vulnerabilità sia ambientale (di origine naturale) sia territoriale (di origine antropica); alla mappatura delle zone più colpite da questo rischio seguono alcune ipotesi di intervento.

Anche in questo caso sono stabiliti numerosi collegamenti trasversali che permettono confronti diretti e approfondimenti. Il percorso su Porto Marghera in particolare si presta a collegamenti con la trattazione sull’area a rischio "Venezia e la sua laguna", di cui costituisce un complemento; il percorso sul Veneto Centrale invece è collegato soprattutto con le informazioni sul degrado del paesaggio e con le notizie sull’inquinamento.

Il secondo nucleo tematico riguarda l’impatto ambientale da attività del settore primario ed è suddiviso in due percorsi di lettura. Il primo di essi, sul rischio da fitofarmaci, dopo aver individuato le cause strutturali che portano ad un uso cospicuo e spesso non corretto di fitofarmaci in agricoltura, delinea una mappa del rischio nella nostra regione e propone alcune ipotesi di intervento. Il secondo percorso tratta del rischio da surplus di nutrienti provenienti dalla zootecnia; anche in questo caso si indagano le cause del fenomeno, si delinea una mappa del rischio e si presentano dei suggerimenti per limitare l’impatto ambientale.

Gli argomenti si prestano a legami associativi con il problema dell’inquinamento delle acque sia superficiali sia di falda e con il problema dell’eutrofizzazione dell’alto Adriatico in generale e della laguna di Venezia in particolare.

Il nucleo tematico sull’inquinamento si divide in diversi percorsi di lettura in base al settore ambientale coinvolto: inquinamento atmosferico, delle acque superficiali, sotterranee, del suolo, inquinamento da rifiuti. Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, vengono elencate le maggiori fonti inquinanti e descritte le tre reti di monitoraggio operative nel Veneto; per la valutazione del rischio sono stati inseriti i risultati del biomonitoraggio realizzato attraverso l’uso dei licheni come bioindicatori; infine, sono illustrate alcune ipotesi di intervento.

Anche per l’inquinamento delle acque superficiali e delle acque sotterranee sono state individuate le maggiori fonti inquinanti, la mappa del rischio e gli interventi attuati o da attuarsi per migliorare la qualità di questa risorsa.

Per l’inquinamento del suolo ci si è limitati a fornire informazioni relative a situazioni puntuali riguardanti i siti inquinati individuati dalle autorità regionali e suscettibili di bonifica, siti che solitamente ospitavano attività produttive.

Un ulteriore percorso riguarda l’inquinamento da rifiuti, derivante in particolare dallo smaltimento o dal trattamento di essi. Vengono forniti i dati sulla produzione di rifiuti nel Veneto, distinti in rifiuti solidi urbani (RSU) e rifiuti solidi speciali e tossico-nocivi (RSS e RTN); sono poi definite le diverse modalità di trattamento/smaltimento dei rifiuti e le relative potenzialità inquinanti. Alcune carte evidenziano la mancanza di integrazione tra le politiche di smaltimento rifiuti e quelle di tutela delle risorse idriche della regione; infine sono delineati alcuni suggerimenti che porterebbero a limitare la produzione di rifiuti o la pericolosità di essi nei confronti dell’ambiente.

Essendo l’inquinamento in gran parte il sintomo dell’impatto ambientale delle attività produttive più rilevanti, come quelle industriali e agro-zootecniche, questo percorso tematico intrattiene collegamenti soprattutto con l'industria e le attività del settore primario. Quando si parla dell’inquinamento che colpisce le principali aree a rischio nel Veneto sono stabiliti legami concettuali con i percorsi tematici specifici per approfondimenti.

Il quarto nucleo tematico è dedicato all’impatto ambientale dovuto alle escavazioni nell’alveo dei fiumi. Dopo aver definito il problema, che riguarda il materiale litoide trasportato a valle dai fiumi alpini e prealpini, sono delineati i più importanti impatti ambientali conseguenti alle escavazioni in alveo, e in particolare vengono descritti i casi particolari del medio corso del Piave e del Brenta.

L’ultimo nucleo tematico, riguardante le aree a rischio, offre una panoramica su tre ambiti spaziali particolarmente colpiti da degrado e vulnerabili dal punto di vista ambientale: il Po di Polesine, la fascia di ricarica degli acquiferi e la laguna di Venezia.

Il percorso sul Po di Polesine descrive le caratteristiche dell’area presa in esame e i motivi per i quali è stata dichiarata "area ad elevato rischio di crisi ambientale". Sono poi delineati i più importanti fattori di rischio e degrado e gli interventi già adottati dagli Enti Pubblici o da adottare per migliorare la qualità dell’ambiente. Infine vengono descritti i più eclatanti problemi relativi in particolare all’area deltizia.

La fascia di ricarica degli acquiferi è un’area da considerarsi a rischio per la vulnerabilità delle risorse idriche del suo sottosuolo; anche in questo caso alla descrizione dell’area seguono i fattori di rischio riferiti ai diversi settori produttivi presenti sul territorio in esame e gli interventi attuati o auspicabili.

Il percorso su Venezia e la sua laguna fornisce le principali informazioni sui più gravi problemi della città e dell’ecosistema lagunare in cui è inserita. E’ il percorso di lettura più consistente, dato che il "problema Venezia" ha assunto portata internazionale e coinvolge molteplici e diversi campi di intervento (salvaguardia delle zone umide, del patrimonio storico, della produzione industriale, ecc.).

Molteplici sono i legami tra le pagine di questi percorsi e altri nuclei tematici, in particolare quelli dedicati alle attività produttive e all’inquinamento.

Per agevolare la navigazione ipertestuale sono state inserite apposite pagine-strumenti; sono nodi facilmente raggiungibili da ogni luogo della rete e hanno funzioni generali o di aiuto:

- la pagina copertina è il punto di accesso e contiene il titolo e il menù per la scelta dei due blocchi tematici principali (fig. 2). Da qualsiasi punto dell’ipertesto è possibile raggiungere questa "home page" grazie a un tasto presente sullo sfondo di ciascuna pagina;

 

- le informazioni; in questa pagina si descrive come si fa a navigare nell’ipertesto e a riconoscere le zone attivabili;

- la mappa riproduce la struttura ipertestuale attraverso la denominazione dei vari blocchi, nuclei e percorsi tematici; è utile per visualizzare quale parte dell’ipertesto si sta esplorando e per valutare l’ampiezza del dominio di conoscenze (fig. 3). Ad essa si accede tramite l’apposito pulsante posto sullo sfondo delle pagine;

- la bibliografia riporta l’elenco degli autori da cui sono stati tratti i contributi testuali o iconici; vi si accede attivando il puntatore sul nome dell’autore citato o attraverso l’icona presente sullo sfondo;

- il glossario riporta la definizione di alcuni termini tecnici presenti nei testi; dispone di un elenco alfabetico delle parole: quando si aziona il puntatore su un termine viene attivato il collegamento con la specifica definizione. E’ raggiungibile cliccando sulle parole evidenziate nei testi oppure attraverso l’icona posta sullo sfondo delle pagine.

Sullo sfondo di tutte le pagine sono presenti delle icone che attivano sia i collegamenti con le pagine strumenti appena descritte, sia alcune funzioni generali. Tra queste ultime l’icona "uscita" permette in qualsiasi momento di uscire dall’ipertesto. Per evitare errori di digitazione al bottone è stata associata la richiesta: "Vuoi proprio uscire dall’ipertesto?" con le opzioni "Si" o "No". L’icona "vai alla pagina precedente" riconduce alla pagina esplorata immediatamente prima. Rappresenta il sistema più veloce per ripercorrere a ritroso il percorso che si è seguito. L’icona "vai alla pagina successiva" consente di passare alla pagina che si trova immediatamente dopo, nella sequenza di creazione dell’ipertesto. E’ utile per esplorare i percorsi sequenziali, ma può essere utilizzata per esplorare l’intero ipertesto, anche se questo significa compierne una lettura banale.

Per illustrare brevemente le possibilità di utilizzo dell'ipertesto "Uomo e ambiente nel Veneto: un rapporto problematico" viene proposto qui di seguito uno dei tanti possibili percorsi di lettura che è possibile effettuare.

Poniamo che il lettore cerchi delle notizie riferite a una zona del Veneto, la laguna di Venezia, con lo scopo di acquisire informazioni sull’ormai famoso problema Venezia. In questo caso dalla pagina di copertina sceglierà il blocco tematico rischi ambientali e sarà condotto a un indice che propone cinque nuclei tematici; tra questi potrà scegliere quello relativo alle aree a rischio e in seguito selezionerà tra le scelte possibili Venezia e la sua laguna. Naturalmente potrebbe accedere a questo nodo anche utilizzando la funzione "trova", presente nella barra superiore dell’ipertesto, con l’indicazione "Venezia" o "laguna". Fin qui il lettore ha soltanto via via selezionato tra scelte multiple l’oggetto della sua ricerca. Ora l’ultima scelta lo conduce ad iniziare un percorso di lettura che può svolgere in maniera lineare fino alla fine, visitando in ordine sequenziale, come sfogliasse una pagina dopo l’altra, gli "elementi descrittivi", gli "elementi di rischio" e gli "interventi" riferiti all’area veneziana. Oppure può consultare soltanto alcuni nodi e saltarne altri, operando una lettura ulteriormente selettiva se desidera solamente alcune specifiche informazioni: sono infatti previsti altri sottomenù a scelta multipla per ciascuno dei punti sopraelencati.

Se durante questa lettura desidera però approfondire un concetto, stabilire confronti oppure consultare il glossario o la bibliografia allora può attivare dei collegamenti trasversali suggeriti dalle parole calde o dai bottoni da cliccare. Vediamo alcune di queste possibilità:

- negli "elementi descrittivi" si fa riferimento a termini specifici dell’ambiente lagunare come "barene" o "velme"; è possibile collegarsi al glossario per conoscerne il significato;

- tra i vari "elementi di rischio" un punto è dedicato a Porto Marghera; cliccando sulla parola calda è possibile collegarsi al nucleo tematico sull’impatto ambientale da attività industriali, laddove si parla di Porto Marghera. Qui il lettore può soffermarsi e leggere in maniera approfondita il percorso sugli insediamenti industriali di Porto Marghera oppure tornare a consultare le informazioni sulla laguna di Venezia;

- tra i vari "elementi di rischio" un altro punto è dedicato al fenomeno dell’ "acqua alta eccezionale"; oltre a leggere la descrizione del fenomeno e delle sue cause si possono stabilire subito relazioni con la parte degli "interventi" laddove si parla in particolare della "difesa dagli allagamenti".

In un altro caso il lettore potrebbe visitare le stesse pagine partendo da un altro punto dell’ipertesto e seguendo degli interessi di lettura diversi. Vediamo in dettaglio anche questa seconda ipotesi di lettura. Se il nostro lettore è maggiormente interessato al problema di Porto Marghera inizierà la sua lettura selezionando rischi ambientali, successivamente impatto da attività industriali, quindi Porto Marghera. In questo percorso di lettura acquisirà informazioni preliminari sulla storia degli insediamenti produttivi e i settori di attività presenti e sui principali fattori di degrado innescati dalle attività industriali in laguna. Le parole calde proporranno dei collegamenti per approfondire l’analisi dell’area lagunare, rimandando al percorso su Venezia e la sua laguna; qui il lettore può scegliere di soffermarsi per un approfondimento, leggendo gli elementi descrittivi dell’area, gli elementi di crisi e gli interventi, oppure può ritornare all’impatto ambientale dell’industria.

Il presente ipertesto è stato realizzato per essere consultato in modalità reading, cioè attraverso una navigazione da parte dell’utente, che non prevede aggiunte o modifiche, possibili nella modalità editing. La navigazione può essere libera, nel senso che l’utente accede e consulta l’ipertesto scegliendo un percorso personale attraverso una forma di apprendimento individualizzato, oppure guidata, ad esempio dall’insegnante che finalizza l’attività degli studenti, definendo con loro lo scopo dell’esplorazione prima che questa avvenga e incoraggiando gli allievi a muoversi nell’ipertesto per riconoscere le informazioni rilevanti in funzione dell’obiettivo stabilito e a riorganizzarle in una struttura unitaria. In entrambi i casi la navigazione in un ipertesto potenzia la flessibilità cognitiva, un’abilità che permette di ristrutturare la propria conoscenza in molteplici modi, in risposta al cambiamento delle richieste situazionali e che ha l’obiettivo di ottenere una comprensione profonda della complessità del reale. Per favorire la flessibilità cognitiva il dominio delle conoscenze deve essere analizzato da più prospettive e gli stessi contenuti devono essere riusati più volte e rivisitati in tempi differenti e in contesti modificati. Per descrivere questo processo alcuni autori ricorrono alla metafora della conoscenza come criss-cross landscape, cioè attraversamento non lineare e multiprospettico di un territorio, per cui occorre passare più volte nello stesso luogo ma da direzioni diverse (Calvani, 1995). Come si è visto, gli ipertesti appaiono strumenti particolarmente adatti allo scopo in virtù della loro agilità di funzionamento che può consentire di pervenire a una determinata informazione da diverse direzioni attivando i collegamenti o i motori di ricerca. Il recupero di una visione reticolare e globale dei campi di conoscenza comporta inoltre che essi vengano visti in un’ottica di transdisciplinarità.

Anche il nostro ipertesto potrebbe essere sviluppato in modalità editing, prevedendo, ad esempio, la possibilità di dotarlo di uno spazio per appunti personali e di un sistema di verifica attraverso un questionario finale, potenziando così la possibilità di autoapprendimento. Inoltre, data l’estrema attualità di alcune delle tematiche, si potrebbero introdurre degli spazi per l’inserimento di aggiornamenti. Un costante aggiornamento potrebbe utilmente essere raggiunto indicando dei links con siti della rete dedicati alle tematiche in oggetto. Ancora, si tenga presente che il nostro ipertesto, come la maggior parte dei prodotti finora disponibili, contiene solo dei collegamenti fissi stabiliti dagli autori. Questo, oltre a consegnare agli autori una grande responsabilità, di fatto limita la creatività di esplorazione, di ricerca e quindi di lettura di chi consulta l’ipertesto. Attraverso i collegamenti flessibili sarebbe invece l’utente a determinare gli approfondimenti grazie a un motore di ricerca del tipo di quelli presenti in Internet (Landow, 1998). Si tenga poi presente che il nostro ipertesto potrebbe essere inserito in rete, sfruttando le potenzialità della recente versione del programma ToolBook II Instructor, che consente di trasporre testo, tabelle, grafici, immagini in linguaggio HTML. Una circolazione dell’ipertesto in rete potrebbe consentire di recepire critiche e suggerimenti di modifiche o aggiunte da parte degli utenti utilizzando la posta elettronica. Infine, l’attuale forma del nostro ipertesto potrebbe essere arricchita e perfezionata tecnicamente con l’inserimento di narrazioni o filmati che nella presente versione sono stati trascurati per la complessità della loro realizzazione. Tutto ciò mette in luce la grande flessibilità dello strumento ipertestuale che grazie alle tecnologie multimediali informatizzate può essere facilmente modificato: il sapere nel momento stesso in cui viene codificato è soggetto a una continua verifica e aggiornamento. Non può sfuggire l’enorme importanza di tale potenzialità per una disciplina dinamica qual’ è la geografia.

Bibliografia

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Barrett, E. (ed.) (1992) Sociomedia: multimedia, hypermedia, and the social construction of knowledge, Cambridge: MIT Press.

Calvani, A. (1995) Manuale di tecnologie dell’educazione, Pisa: ETS.

Cesareni, D. (1995) Ipertesti e apprendimento, Roma: Garamond.

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Landow, G. P. (1998) L’ipertesto, Milano: Mondadori Mortola, E. (cura) (1996), La qualità dell’ambiente. Sistemi multimediali per la conservazione e il ripristino dell’ambiente, Milano: Angeli.

Maragliano, R. (1998) Tre ipertesti su multimedialità e formazione, Bari: Laterza.

Nelson, T.H. (1992) Literary Machines 90.1, Padova: Muzzio (trad. da Nelson, T.H. (1981), Literary Machines, Swarthmore, Pa.).

Newnham, R., Mather, A., Grattan, J., Holmes, A. e Gardner, A. (1998) "An Evaluation of the Use of Internet Sources as a Basis for Geography Coursework", Journal of Geography in Higher Education, 22, 1, pp. 19-34.

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* Dipartimento di Geografia - Università di Padova ^

° Questo lavoro riprende in parte quanto già scritto nell'articolo di Marialuisa Gazerro "L'ipertesto e le sue applicazioni in campo geografico" in corso di pubblicazione sul volume a cura di M. Zunica in memoria di Gianna Brunetta.^